Assoprevidenza: per talune categorie di dipendenti pubblici l'adesione collettiva a fondi aperti può rappresentare una soluzione al rischio di ritrovarsi a fine carriera con una pensione inadeguata.
I carabinieri aderiscono a un fondo aperto
I dipendenti pubblici non sono al riparo dal rischio di ritrovarsi a fine carriera con una pensione inadeguata, ben lontana dall’ultimo stipendio percepito. Inoltre nel pubblico impiego la sensibilità previdenziale è meno diffusa rispetto al settore privato. Nell'ambito di particolari categorie di dipendenti pubblici non contratualizzate, tuttavia, sta aumentando, sia pure faticosamente, l'attenzione per il secondo pilastro previdenziale. In particolare, i carabinieri, dopo attente riflessioni tecniche, sono proiettate a realizzare un'adesione collettiva a un fondo aperto, come ha testimoniato Giuseppe Bonadonna, Presidente del SIM-Sindacato Italiano Militari Carabinieri, partecipando all’evento “I fondi pensione nel pubblico impiego”, organizzato da ASSOPREVIDENZA a Milano, presso la libreria Egea.
La presentazione del libro del professor Francesco Vallacqua su questo tema sinora poco dibattuto è stata l’occasione per un approfondimento – moderato dal presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello - cui hanno preso parte, con lo stesso prof. Vallacqua, Giuseppe Bonadonna del SIM, il magistrato Cosimo Ferri e Claudio Pinna di AON.
“Non tutte le categorie di lavoratori pubblici – ha sottolineato Corbello - hanno caratteristiche che si attaglino a risolvere il problema della "seconda pensione" aderendo in forma collettiva ai fondi pensione aperti; ma per quante possono farlo, com'è il caso dei Carabinieri e delle Forze Armate in generale o dei Magistrati questa soluzione appare ottimale e senz'altro da incoraggiare”.
Per le case di investimento che propongono piani previdenziali si apre con talune categorie di pubblici impiegati un nuovo interessante segmento di mercato potenziale.
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