Quote rosa: quante donne lavorano nel settore assicurativo?

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Il settore assicurativo è spesso percepito come un ambiente prevalentemente maschile, in cui la presenza femminile, pur significativa, si concentra raramente in ruoli di prestigio.

Quote rosa: quante donne lavorano nel settore assicurativo- finanziario?

Partiamo da un presupposto: il genere non sembrerebbe essere un ostacolo per l’accesso all’ambiente di lavoro, ma lo diventa per le opportunità di carriera.

Nel settore assicurativo - finanziario, le donne ricoprono ruoli prevalentemente amministrativi, come segreteria, back office, gestione dei contatti. Tuttavia, al crescere del prestigio e della posizione lavorativa, la presenza femminile diminuisce significativamente, lasciando spazio ad una predominanza maschile.

Secondo i dati più recenti, la percentuale di donne in ruoli di responsabilità all’interno dei gruppi bancari raggiunge il 13%, mentre le figure manageriali femminili raggiungono appena 0,8%. Nel settore assicurativo, la situazione è pressoché analoga: solo il 21% di dirigenti è rappresentato da donne, contro il 79% degli uomini.

Eppure, non sono mancate iniziative volte a favorire la parità di genere.

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Iniziative per favorire la parità di genere

Tra queste, la legge Golfo-Mosca del 2011, che introduce le quote rosa nei consigli di amministrazione; la direttiva 2014/95/UE, per promuovere la board diversity; e le iniziative di ABI e ANIA che mirano a migliorare l'equilibrio di genere nelle banche e nelle assicurazioni.

Nonostante ciò, la situazione è rimasta la stessa: le donne sono quasi assenti nei consigli di amministrazione. Un gap che non sembra essere solo italiano, ma mondiale: le colleghe a Wall Street guadagnano in media il 60% in meno rispetto ai colleghi uomini, le donne italiane impiegate in attività finanziarie hanno una ricchezza netta inferiore del 35% rispetto ai loro colleghi uomini.

Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum evidenzia che l'Islanda resta il Paese più egualitario, seguita da Norvegia, Finlandia e Svezia. Altri Paesi con un minore gender gap includono Nicaragua, Nuova Zelanda, Irlanda, Spagna, Ruanda e Germania.

Gli stereotipi di genere attribuiti alle donne

Una disparità che si basa spesso su stereotipi di genere che attribuiscono alle donne maggiore prudenza, meno aggressività, in confronto ai colleghi uomini, considerati più carismatici e inclini al rischio.

Un altro fattore che incide è la scarsa presenza femminile nei percorsi di studio STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics), tra i titoli più richiesti per i profili di alto livello in banche e assicurazioni.

Solo il 14% delle donne sceglie questo percorso di studi, nonostante ottengano, in media, risultati migliori rispetto agli uomini.

La media dei voti rispetto agli uomini è più alta di circa due punti percentuali. Eppure, la ricerca ENBIFA-ANIA dimostra che nel 2018 in ambito assicurativo sono stati assunti il 15% di uomini laureati in STEAM contro il solo 10% di donne con il medesimo percorso di studio. Una ricerca di ENBIFA- ANIA evidenzia che, nel 2023, il 18% degli uomini laureati in STEAM è stato assunto nel settore assicurativo, contro appena il 12% delle donne con lo stesso titolo di studio.

Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha sottolineato l'urgenza di un cambiamento nel settore: più donne in finanza per una maggiore stabilità perché "se ci fossero state Lehman Sisters invece che Lehman Brothers, il mondo avrebbe potuto essere molto diverso ora".

Una maggiore diversità è sempre positiva, afferma la Lagarde, perché migliora il pensiero e il ragionamento. Una maggiore diversità si traduce in "maggiore prudenza, e meno decisioni avventate. Le nostre ricerche hanno dimostrato che una quota più alta di donne nei consigli di amministrazione di banche e agenzie di supervisione finanziaria è associata con una maggiore stabilità" aggiunge la Lagarde.

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