IVASS: il paradigma Open sta trasformando gli ecosistemi finanziari

IVASS: il paradigma Open sta trasformando gli ecosistemi finanziari

Il dibattito sull’Open Insurance è stato sollecitato e accelerato, già da qualche mese ormai, dopo la pubblicazione del documento EIOPA “Open Insurance: Accessing And Sharing Insurance-Related Data”, del gennaio 2021.

Ecco le riflessioni dell’IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni, attraverso la voce del segretario, Stefano De Polis.

IVASS: il paradigma Open sta trasformando gli ecosistemi finanziari

L’Open Insurance può rappresentare un’importante opportunità per accrescere la concorrenza e migliorare i prodotti e i servizi assicurativi a vantaggio dei sottoscrittori, così inizia il suo discorso il segretario IVASS, Stefano De Polis.

Manca ancora una definizione precisa di Open Insurance, così come una regolamentazione, anche se l’essenza è simile all’open banking: la condivisione dei dati sul cliente da parte dei soggetti vigilati con altri operatori di mercato, questi ultimi spesso non sottoposti a forme di supervisione o controllo da parte di autorità pubbliche.

La condivisione è resa possibile da un intenso ricorso alla tecnologia, dove le API (Application Programming Interface), consentono un dialogo semplificato ed efficiente tra i diversi attori coinvolti e la clientela finale.

Anche se, sottolinea De Polis, il settore assicurativo presenta delle peculiarità ben precise rispetto al settore bancario, che vanno prese in considerazione.

Le peculiarità del settore assicurativo nell’Open Insurance

Una prima peculiarità è data dalla diversa natura e dalle differenti caratteristiche del business assicurativo, i cui dati essenziali presentano maggiore varietà. Oltre ai dati sul portafoglio delle coperture in essere e degli investimenti in prodotti assicurativi, si tratta anche di informazioni relative, ad esempio, alla salute del cliente, al suo comportamento, alla sua mobilità (come le registrazioni della black-box e di altri device personali o domestici) e ai sinistri.

Una seconda peculiarità è definita dalla diversa struttura dei mercati di distribuzione assicurativa a livello europeo: si va da Paesi con reti distributive caratterizzate dalla presenza di intermediari di grandi dimensioni a Paesi, quali il nostro, con un gran numero di intermediari (poco meno di 40.000), per lo più piccole imprese e ditte individuali, e quindi meno in grado di fare rete e sostenere gli investimenti informatici necessari.

La condivisione dei dati presenta anche dei rischi in termini di privacy e corretta gestione degli stessi (fairness) da parte delle imprese assicurative e non. Sarà necessario verificare la tenuta dell’impianto normativo esistente (GDPR - General Data Protection Regulation) rispetto alle nuove esigenze di tutela e sarà fondamentale salvaguardare, in ogni fase del processo, l’uso corretto dei dati personali dei clienti.

Al legislatore si propongono diverse situazioni complesse da risolvere nella gestione dei dati nel settore assicurativo:

  • individuare i dati condivisibili (ad es. la composizione e le principali caratteristiche del portafoglio/sottoportafoglio assicurativo, ecc.);
  • individuare i soggetti abilitati ad accedere ai dati;
  • individuare la giusta e responsabile comunicazione sui vantaggi e sui rischi per il consumatore nel condividere i propri dati;
  • individuare chi autorizza e chi controlla gli operatori di questo mercato;
  • individuare chi garantisce parità concorrenziale tra soggetti che svolgono le stesse attività e sono sottoposti o generano gli stessi rischi, e, allo stesso tempo, assicurare proporzionalità alle attività con profili di rischio diversi.

Secondo il segretario De Polis:

Il livello di complessità si accresce laddove alla condivisione dei big data si affianca il ricorso a sistemi di intelligenza artificiale. Oltre alla definizione degli standard tecnologici e delle regole di governance dei dati e degli algoritmi, va garantito un approccio etico e va comunque preservato, anche nell’ambito dell’innovazione Insurtech, il principio di mutualità, fondamento dell’attività assicurativa. Le competenze necessarie sono molteplici, in alcuni casi ancora da sviluppare, e vanno integrate in un approccio multidisciplinare. Il dibattito sull’open insurance deve anche essere l’occasione per una verifica dell’impatto che la digitalizzazione, le nuove modalità di relazione con la clientela come pure il crescente ricorso a terze parti tecnologiche, possono avere sui modelli di business di imprese e intermediari (fino ad arrivare a forme di disintermediazione) e sulla possibile perdita del controllo su parti del ciclo di vita del prodotto e del rischio assicurativo.”

 

Le norme, che dovranno organizzare questo settore, dovrebbero lasciare ampio spazio per l’innovazione attraverso iniziative di open insurance promosse dal mercato, con la definizione di standard e di connessioni tra gli operatori su base multilaterale o associativa.

Clicca qui per accedere al dibattito completo

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